Home Comunicati Stampa Gridiamo a gran voce: AGRICOLTURA, TURISMO E CULTURA!

Gridiamo a gran voce: AGRICOLTURA, TURISMO E CULTURA!

Ben 41 anni di storia per comprendere il turismo italiano!

Intervista al famoso giornalista RAI Osvaldo Bevilacqua, che ci aiuterà a capire come salvare il turismo italiano dalla morsa della crisi, di Giorgia Pusceddu.

 

 

Tutto sembrava andare a gonfie vele per l’Italia: finita la Seconda Guerra Mondiale, che aveva provocato enormi disastri un po’ in tutto il mondo, i cittadini italiani si misero a lavorare a testa bassa per riuscire a far ripartire l’economia. Infatti, parlando di turismo, negli anni 70 l’Italia era la prima meta turistica al mondo.

 

E anche se in quel periodo sembrava tutto rose e fiori, si evidenziò da subito che la politica italiana prestava poco interesse per il turismo. Per farla breve, facendo un salto fino ai giorni d’oggi, l’Italia (dati del 2017 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo) è passata dal primo al settimo posto come meta turistica mondiale. Perché mai?

 

 

Eppure l’Italia non è una semplice offerta turistica, è un territorio esageratamente ricco di attrazioni: coste da favola, paesaggi mozzafiato, monumenti, cultura e tradizioni, come nessuno ha, peraltro, tutte cose riconosciute da tutti e che sentiamo ripetere ogni giorno da chiunque parla di turismo, ma allora?

 

Un prodotto così facile da vendere, come può essere schiacciato da concorrenti meno attraenti? Forse perché nessuno riesce a capire la vera importanza delle parole agricoltura e turismo, che probabilmente sono anche i settori di punta dell’economia italiana?

 

 

Beh, poiché tutti ci facciamo queste domande, ho pensato che solo un grande esperto come il giornalista Osvaldo Bevilacqua, che è in Rai dal 1977, per giunta, con in bocca le parole agricoltura e turismo da 42 anni, potesse aiutarmi a capire.

 

Gentile Dot. Bevilacqua, oggi parleremo di turismo, tuttavia la prima domanda che vorrei farle è proprio legata alla sua permanenza in Rai, peraltro, so che lei detiene addirittura il Guinness World Record con Sereno Variabile, per la trasmissione più longeva di ogni tempo, come è riuscito in questa impresa?

 

Certo è stata una grande soddisfazione per me, ma soprattutto per l’Italia e anche per la RAI riuscire a conquistare questo traguardo, che sottolineo, come hai detto tu, è un Guinness Mondiale.

 

Nel mio lavoro, nei primi 20 anni ho girato il mondo con Sereno Variabile, raccontando le bellezze degli altri paesi, successivamente ho capito che prima di altri paesi dovevo raccontare l’Italia.

 

Il successo e la longevità in RAI, sicuramente dipendono dalla mia correttezza e coerenza nel modo di esprimermi e di rappresentare le cose, mettendo al primo posto il turista, prima ancora dell’economia.

 

Faccio un esempio: quando negli anni 70 la Germania iniziò ad investire nel turismo in Spagna e Grecia, costruendo sulle coste villaggi e alberghi, per denigrare l’Italia e convincere quindi i turisti ad andare in Spagna e Grecia, scrivevano sulle testate giornalistiche:” Sbrigatevi a visitare l’Italia prima che gli italiani la distruggano!”, purtroppo, anche se un pochino mi duole dirlo, qualche verità c’era, in quanto gli italiani, proprio in quel periodo massacrarono le coste con un’edilizia sconsiderata.

 

Quello della Germania tuttavia era chiaramente un messaggio, scorretto e strumentale ad interessi economici più che agli interessi dei turisti.

 

Il metodo giusto per promuovere un territorio è quello di essere onesti; potrei raccontare tantissimi episodi, per esempio la mia esperienza nella Riviera Romagnola.

La correttezza è lo strumento essenziale per costruire un rapporto fiduciario con il pubblico, tantè vero che, quando nella Riviera romagnola ci fù il problema della mucillaggine, quell’alga molto prolifera che invase il Mare Adriatico.

 

Per attirare i turisti decidemmo quindi, con gli amministratori locali, di dar risalto alle attrazioni ludiche, ovviamente non potevamo valorizzare il mare. Questo fece sì, che il turista non venisse tradito nelle aspettative, in quanto tutto ciò che era stato raccontato era reale. Il numero delle presenze, in quegli anni, aumentò del 18% e la Riviera Romagnola guadagnò il primato del miglior “divertimentificio” d’Italia.

 

Poi la curiosità, un pregio che un giornalista deve avere, snidare le caratteristiche più interessanti di un luogo e saperle raccontare.

 

Quindi, per concludere, se un giornalista interpreta bene il suo ruolo, mantenendo la figura di mediatore tra le esigenze del turista e le caratteristiche di un territorio, guadagnando la fiducia delle persone con una credibilità indiscussa, non verrà mai smentito dal pubblico. Questi sono i principi e i valori nei quali ho creduto in questi 41 anni e il loro mantenimento hanno garantito il mio successo.

 

Parliamo ora del turismo italiano: praticamente lei negli ultimi 50 anni c’è sempre stato; a parer suo, cos’è mancato all’Italia?

 

 

La politica credo non abbia mai capito irresponsabilmente cos’è realmente il turismo, qualche volta, sentendo parlare i politici di economia ho addirittura dubitato che si vergognassero a nominare questo comparto come strategico e quindi a considerarlo di vitale importanza, stessa cosa per le parole ambiente, ecosostenibile, biologico, 30 anni fa era rarissimo sentirle in bocca ad un politico!

 

Oggi sono le chiavi di ricerca che per prime si utilizzano per lanciare un territorio o un prodotto. Malgrado quindi la politica non ci abbia creduto, poi però ci sono gli italiani. Il famoso “Made in Italy”, un brand sempre scritto con le lettere maiuscole, 3000 anni di storia, non possono essere sminuiti facilmente.

 

Certo il mondo cambia, oggi l’obbiettivo è più rivolto al fashion, alla gastronomia, al tipico, mentre un tempo l’Italia godeva di una così grande stima da essere una sorta di lasciapassare per l’aristocrazia, in sostanza, “la patente” per essere considerati importanti.

 

Ma secondo lei oggi, quali sono i prodotti che l’Italia deve promuovere?

 

Indubbiamente tutto racchiuso nelle parole turismo ed agricoltura, parlando di alimentari: vino, olio, formaggio e tanti altri prodotti della tradizione italiana, tutti straordinari ma soprattutto, nessuno meno buono di altri prodotti simili realizzati in altri paesi, che mio malgrado, sembrano avere più successo.

 

La Francia, per fare un esempio, probabilmente è un nostro importante concorrente, ma solo perché loro sanno vendere meglio, sono bravi nel marketing mentre noi, su questo, siamo 20 anni in dietro. La colpa? Della politica che non investe.

 

In Italia il turismo, i prodotti tipici sono la cenerentola delle attività economiche, e questo senza la consapevolezza che invece sono i settori che potrebbero fare la differenza. Poi c’è l’artigianato, l’arte, la cultura, ecco, su questa ultima parola vorrei dire che da tanto tempo non se ne sente più parlare, ma è mai possibile? Questo è quello che io vorrei domandare alla politica.

 

Quindi, se ho ben capito, la sua posizione è ferma e convinta sulle responsabilità della politica in merito alla perdita di posizioni dell’Italia sulla scala delle mete turistiche più richieste?

 

Certo, convintissimo che la politica per il settore del turismo e dell’agricoltura abbia fatto pochissimo. Tanti paesi europei hanno “costruito” il turismo utilizzando i soldi europei mentre noi li abbiamo sempre rimandati indietro perché non riuscivamo a spenderli, questo è stato un errore enorme che pagheranno le future generazioni, anche perché credo non ci saranno più queste occasioni.

 

 MA il calo delle presenze italiane, oppure mi correggo, la crescita minore di tutta la fascia sud europea, a cosa è dovuta?

 

Intanto aspettiamo a fare una valutazioni, come dire: “i conti si fanno a fine giornata”; anche se tuttavia è palese che qualcosa non va. Intendo dire, così come nella meteorologia ci sono situazioni estreme che qualche volta capitano, ma poi quello che conta è la media considerata nel lungo periodo, certo è che comunque, e lo ribadisco, l’Italia da anni non è messa bene.

 

Una cosa che mi ha colpito, è non aver mai sentito parlare, dal governo passato, di cultura. La cultura, e con questo concetto concludo e rispondo alla tua prima affermazione: ”come salvare il turismo italiano”, è l’anello che unisce ogni cosa, e quindi il turismo è collegato all’agricoltura così come alla storia così come la moda alle tradizioni ecc…

 

Dunque, la soluzione è: la Cultura, cercando di lavorare tutti insieme, intendo il popolo italiano, per cambiare quella politica e rafforzando quella che nei secoli ha fatto dell’Italia un paese meraviglioso.

 

Giorgia Pusceddu, agosto 2019