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Il blitz di notte nell’Oltrepò Sabotata la contessa del vino

Qualcuno ha aperto le cisterne: 5.300 ettolitri perduti. Ottavia Giorgi di Vistarino: «Un danno da mezzo milione di euro. Questa è una guerra»

 

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( Ottavia Giorgi di Vistarino )

 

Un sabotaggio nell’Oltrepò Pavese degli intrighi sul vino. Come quello a Montalcino, quando venne sversato il Brunello di Gianfranco Soldera. La vittima è la contessa Ottavia Giorgi di Vistarino, la quarantenne che sta cercando, con la sua azienda, di risollevare l’immagine di una terra segnata dagli scandali. «Questa è una guerra», dice sconfortata. Un attentato, di notte. Un colpo così duro da poter mettere in ginocchio una azienda agricola. Qualcuno ha scavalcato il muro di recinzione della proprietà, che si chiama Rocca de’ Giorgi, come il Comune in cui si trova (i confini della tenuta e del paese quasi coincidono). Mille ettari in provincia di Pavia, con vigneti di Pinot nero, Riesling, Pinot grigio, Chardonnay, Moscato, Croatina, Barbera e Cabernet. Un sensore del sistema di sorveglianza era guasto, oppure manomesso. L’obiettivo erano le cisterne di vino. I rubinetti sono stati aperti, e così sono rimasti fino a quando l’intero contenuto dei serbatoi è finito nelle canalette di scolo: 5.300 ettolitri di Pinot grigio, Riesling e altro. «Un danno da mezzo milione di euro», calcola la contessa.

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«Atto vandalico»

Dopo aver vinto lo choc, Ottavia Giorgi di Vistarino ha denunciato «l’atto vandalico» alla questura di Pavia. «Sospetti? Nessuno», sostiene. Ma parla di «invidie e attacchi in una zona difficile, con molte indagini in corso». Ha appena avuto un bambino, si è rimessa al lavoro subito. La sua idea è trasformare l’azienda paterna in una cantina di qualità. Ci è riuscita portando sul mercato venti etichette, alcune storiche il Pernice, un Pinot nero elogiato già da Luigi Veronelli negli anni Sessanta.

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Oltrepò pavese

Convinta che l’Oltrepò debba cambiare tutto, la contessa, sposata con un allevatore di chianine in Umbria, si è dedicata con ogni energia al lavoro di vignaiola, scordando le agiatezze di una famiglia che possiede le terre dell’Oltrepò dal XV secolo. Quando ha iniziato, dopo gli studi, invece di acquistare un’auto nuova ha speso i risparmi per una super pressa per l’uva. «Vacanze? Non esistono. Quando parto non vedo l’ora di tornare tra le vigne». Per presentare il suo Metodo Classico 1865, dedicato ai 150 anni dell’azienda, non ha invitato critici e giornalisti in un ristorante stellato, ha apparecchiato la tavola nel suo appartamento (borghese) di Milano.

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Lo scandalo

L’azienda, prima dell’arrivo di Ottavia, vendeva le basi per lo spumante a grandi case vinicole e molto vino sfuso. «Ho mantenuto anche per motivi sociali questa tradizione — racconta la contessina — per dare lavoro ai piccoli viticoltori che ci portano le uve. A differenza di altri, paghiamo il prezzo giusto, a due mesi dalla consegna. Una correttezza che può dare fastidio». A chi? L’ambiente non è incontaminato. Poco distante da Rocca de’ Giorgi 297 persone sono finite sotto inchiesta per una truffa da 20 milioni di euro. L’accusa: nella cantina gestita da Terre d’Oltrepò si spacciava per Doc (o Igp) un vino che non lo era. Se mancava Pinot grigio, lo si «costruiva» con altre uve, o lo si «tagliava», per aumentarne il volume. Registri manomessi, fatture false, mazzette di soldi in nero, persino l’ombra della mafia, perché uno degli indagati è già stato condannato in Puglia in un filone sul riciclaggio di denaro nelle cantine. Tutto questo c’è nei dintorni delle cisterne, sabotate, della contessa dell’Oltrepò.

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( Fonte Corriere )

 

 

Annotazioni a margine

 

Notizie che non si vorrebbero mai leggere e mai pubblicare, non condividiamo assolutamente questi atti intimidatori e vigliacchi, che non portano a niente ed a nulla, se non ad un danno di immagine a tutto un comprensorio. Una zona quella dell’ Oltrepò Pavese che personalmente amo molto, per la qualità dei suoi vini e l’ospitalità delle sue genti, molto spesso sottovalutato e poco conosciuto. Negli ultimi anni balzato purtroppo alle cronache nazionali per questioni di truffe e raggiri sulle tipologie dei vini, da parte di qualche grossa cooperativa / azienda, ma queste sono mosche bianche che vanno isolate ! Ci sono tanti bravi ed onesti produttori, ai quali va tutta la mia stima ed in questo caso solidarietà a questa azienda cosi’ duramente colpita, da persone senza scrupolo e fuori da ogni regola del vivere civile !

Roberto Gatti