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Miracolo a Venezia

La città lagunare non è solo un luogo “rapina-turisti”. Una piccola guida

 

Una moda di quest’estate è stata postare sui social network scontrini di ristoranti per dimostrare vere o supposte “rapine” ai danni di clienti più o meno consapevoli. Ha fatto scalpore il conto in cui compariva 10 euro a testa come supplemento “musica” in piazza San Marco a Venezia, e il conto da 13 mila euro di una comitiva olandese in Puglia che ha pasteggiato a caviale e champagne e ha fatto provvista di millesimati. Ora in genere ti puoi lamentare se sulla lista non è segnato quanto spenderai, ma se c’è scritto che seduto ai tavolini ti faranno pagare un supplemento e la cosa non ti aggrada puoi alzarti e andartene.

Ma Venezia non è solo un posto di “rapina”, ci sono tanti ristoratori che fanno bene il loro mestiere e a prezzi non diversi da quelli di altre città. Sono stato in Laguna la scorsa settimana e ho avuto più esperienze positive che negative. In cima alle esperienza positive l’Osteria di Santa Marina, in Campo Santa Marina. Altre volte avevo cercato di andarci ma era sempre piena, questa volta da solo mi sono avventurato nel campo e ho trovato posto (non fuori ma le sale interne sono accoglienti). A dispormi subito bene un amuse-bouche di sardoni su letto di polenta bianca: una squisitezza che mi ha riconciliato con la cucina veneziana. Poi un piatto su cui forse ci sarebbe un pizzico da lavorare: filetti di triglia su letto di salsa all’albicocca, con fegato grasso affumicato e riduzione al porto. Un melange di sapori interessanti, ma alla fine c’è forse qualcosa di troppo. Si risale alla grande con i gnocchetti su passata di piselli e carpaccio di gamberi rossi. Con un calice di sauvignon e una tisana ho speso 40 euro.

 

Lo definirei un miracolo a Venezia (anche perchè il preconto faceva 48, ma un segno di biro l’ha ridotto a 40) e non mancherò di ritornarci per riprovare l’emozione di quei semplici sardoni. Non ho mangiato male neppure alla Avogaria, al fondo di calle San Barnaba, ma qui mi ha subito mal disposto leggere sulla carta che ci sarebbe stato un ricarico del 12 per cento per il servizio. Ho mangiato delle ottime cappelunghe (che poi sono quelli che a Torino chiamiamo cannolicchi) alla piastra, buoni spaghettoni alle vongole, e un gelato al limone comme il faut. Con un calice di pinot grigio e un prosecco offerto dalla casa ho speso 57 euro. Ci tornerei ma quel 12 per cento di servizio mi infastidisce.

 

Meno convincente la prova al Do Torri in campo Santa Margherita, da poco è cambiato lo chef, ci è approdata una persona che lavorava da Fiore (storico ristorante stellato di Venezia) dove buona si è rivelata la frittura mista, senza infamia esenza lode tanto l’orata al forno quanto l’antipasto misto, troppo unte le verdure di contorno, il cameriere ti serve il vino (una bottiglia di pinot) senza neppure fartelo assaggiare. In due per tutto questo 90 euro. E non entusiasmante neppure il Fontego dei pescatori, in Calle Priuli, non distante dalla fermata di vaporetto Ca’ d’oro. Qualche anno fa era il tempio del pesce crudo a Venezia, aperto da un ex direttore del mercato ittico che conosceva splendidamente la materia prima. C’è stato l’anno scorso un cambio di mano e adesso si fa fatica a riconoscerlo. Mediocri i canestrelli con cappasanta alla piastra, accettabili gli spaghetti alle vongole, deludenti i biscottini veneziani con il moscato. Con un calice di pinot ho speso 45 euro. Un’altra chance gli si potrebbe forse dare per la cucina di terra partenopea: in carta c’erano anche una parmigiana di zucchine e gnocchi alla sorrentina (la nuova titolare è napoletana) che forse mi avrebbero lasciato un’altra impressione. Straordinaria invece l’esperienza da VizioeVirtù che è una cioccolateria poco distante dalla fermata del vaporetto di San Tomà. Fantastica la frutta candita e poi ricoperta di cioccolato (ho provato fichi d’india e angelica), notevoli i gelati a gusti come pompelmo rosa e lavanda, oppure ananas e anice stellato, ma squisiti anche il classico coccolato fondente o il pistacchio. Ma Venezia è la patria dei cicchetti, il mio posto preferito rimane il Cantinone già Schiavi poco lontano dalle Zattere: cicchetti di ogni tipo dal baccalà mantecato alla mortadella eun’ampia scelta di vini. Quattro cicchetti e due spritz da sorseggiare in riva al canale in tutto non si arriva a 10 euro.

 

Da ricordare infine la piacevolezza delle colazioni da Gino a Dorsoduro, con i tavolini sulla calle, dove il cappuccino aveva quel profumo di cappuccino che a Torino diventa sempre più difficile trovare. Da ricordare infine la pizza a taglio che fanno alla stazione di Venezia. È secondo me la migliore nel suo genere, sottile e gustosa: prima di ripartire non ho potuto fare a meno di prendere una porzione di margherita: 2,70 euro spesi bene.

 

( Fonte La Stampa )