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Vino adulterato venduto come Dop: 60 a processo

Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per l’inchiesta “Ghost Wine”. Coinvolti anche due casertani

 

 

Rinvio a giudizio per 60 persone coinvolte nella maxi inchiesta “Ghost Wine”, su un giro d’affari con la vendita di vino “manipolato” con sofisticate tecniche. Lo ha deciso il giudice Giulia Proto che ha disposto il processo – che avrà inizio il prossimo 2 novembre dinanzi ai giudici della prima sezione collegiale del tribunale di Lecce – che ha accolto la richiesta della Procura per tutti gli imputati ad eccezione di Susanna Calò, 37 anni di Copertino, difesa dagli avvocati Francesco Vergine e Giuseppe Fornari, per la quale è stato disposto il proscioglimento. Tra coloro che dovranno affrontare il processo figurano i casertani Vincenzo Morrone, 34 anni di Cesa, e Giuseppe Dell’Aversana, 43enne di Orta di Atella.

I nomi

A giudizio con loro anche Antonio Domenico Barletta, 59, di Lecce, il funzionario dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti, organismo che fa capo al ministero delle Politiche agricole e alimentari), tra gli 11 arrestati nel luglio del 2019, con l’accusa di aver agevolato gli imprenditori nelle pratiche, omettendo controlli e avvisando di ispezioni; Tommaso Vantaggiato, 43, di Racale; Antonello Calò, 67, di Copertino; Giuseppe Caragnulo, 61, di San Donaci; Vincenzo Laera, 41, di Mesagne; Pietro Calò, 29 anni, di Copertino; Giovanni Luca Calò, 53, di Lecce; Cristina Calò, 58, di Copertino; Santo Aimone, 68 anni, di Sant’Antimo (a Napoli); Giovanni Aimone, 37, di Sant’Antimo; Vincenzo Bevilacqua, 43, di Capaccio Paestum (in provincia di Salerno); Rosario Aurigemma, 61, di Pontecagnano Faiano (a Salerno); Giuseppe De Bari, 58, di Molfetta; Nicola Suglia, 58, di Noicattaro (Bari);

Giovanni Tornese, 32 anni, di Copertino; Stefano Troncone, di 42, di Veglie; Simone Caragnulo, 26, di San Donaci; Daniela Gravili, 45 anni, di Cellino San Marco, (omonima della nota sommelier di Roma e salentina d’adozione); Antonio Caragnulo, 59, di San Donaci; Salvatore Mazzotta, 57, di Trepuzzi; Renato D’Auria, 56, di Ortona (in provincia di Chieti); Cosimo Campanella, 39 anni, di San Pietro Vernotico; Dario Bardi, 34 anni, di Cellino San Marco; Oronzo Pezzuto, 39, di Surbo; Antonio Ilario De Pirro, 54, di Nardò; Antonio De Iaco, 66 anni, di Felline (frazione di Alliste); Michele Brattoli, 71 anni, di Trinitapoli;

Bruno Lucio Damiani, 65, di Trinitapoli; Fabio De Pirro, 58, di Collemeto (frazione di Galatina); Francesco Libertini, 58, di Merine (frazione di Lizzanello); Roberta Elisabetta Trande, 53, di Lecce; Giacomina Tavani, 44, di Lizzanello; Marta Abbracciavento, di 41, di Lecce; Francesco Ciotola, 64, di Cutrofiano, ma domiciliato a Roma; Antonio D’Oro, 51, di Bonito (Avellino); Marinella Carcagna, 53, di Lecce; Alessandro Botter, 49 anni, di Jesolo (Venezia); Arnaldo Botter, 85 anni, di San Donà di Piave (Venezia); Salvatore Ditta, 61, di Campobello di Mazara (Trapani); Dolores Grassi, 69, di Lequile; Rosa Penza, 50, di Barletta; Pasquale Casto, 60, di Cerignola e residente in Bulgaria; Antonio Bruno, 69, di San Ferdinando di Puglia (Foggia).

Le società coinvolte

Al vaglio dei giudici, riferiscono i colleghi di LeccePrima, ci sarà la posizione di: 11 aziende (quella di un’altra società, Casa vinicola Botter Carlo & C. Spa con sede legale e stabilimenti a Fossalta di Piave, a Venezia, con uffici, magazzino e stabilimento a Salice Salentino, fu stralciata in considerazione della richiesta di patteggiamento); di 49 persone, su una delle quali, gli inquirenti indagarono in un altro procedimento, poi riunificato a questo in sede di udienza preliminare.

Si tratta di Cataldo Lobascio, 40 anni, di Corato (Bari), che in qualità di ispettore in Puglia per il settore Aceto Balsamico di Modena Igp per conto di un ente certificatore, dal 2015 al 2019, avrebbe attestato falsamente l’esito positivo delle verifiche in merito a elevati quantitativi di prodotti sofisticati, adulterati, contraffatti, agevolando, in cambio di denaro, in particolar modo alcuni imprenditori ritenuti dall’accusa componenti di un’associazione a delinquere:  Luigi Ricco, 58, di San Ferdinando di Puglia, Rocco Antonio Chetta, 67enne, di Lequile, Simone Nestola, 37, di Copertino, dipendente della Cib Industry e stretto collaboratore di quest’ultimo.

 

 

Quanto alle società coinvolte, si tratta di: Agrisalento Srl a Copertino; Enosystem Srl, anche questa con sede legale e stabilimento vinicolo sempre a Copertino; Megale Hellas Srl con sede legale a San Pietro Vernotico e depositi nello stesso comune e a Guagnano, Campi Salentina, Salice Salentino, Manduria, Mesagne, San Pancrazio Salentino, Cellino San Marco; la società agricola Chora Ss a San Donaci; Cib Industry Srl con sede legale a Roma; la Ccib Food Industry Srl con sede legale a Roma; Cib Food Industry Srl con sede legale a Lequile; Bevande Concentrati Succhi e Zuccheri Srl, in liquidazione (già Cib srl, Compagnia Italiana Bevande), con sede legale a Roma; Gc 1916 Srl con sede legale a Lequile; Gestione Partecipazioni Societarie Srl con sede legale a Roma; Psg Partecipazioni Societarie Gestite Srl, con sede legale a Roma.

Le accuse

Le accuse contestate, vario titolo, sono quelle di associazione a delinquere, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione di rifiuti non autorizzata. Secondo gli investigatori sarebbero state adottate pratiche enologiche illegali per “rielaborare e rendere commercializzabile anche vino scadente e non vendibile rendendolo idoneo, bevibile e non facilmente identificabile quale vino sofisticato per mezzo di nuova fermentazione, aggiunta di sostanze varie”, come si legge nelle carte dell’indagine.

Cioè, sarebbe stato tagliato e utilizzato prodotto di provenienza estera, spagnola, soprattutto, a volte anche ignota, per aumentare “la gradazione alcolica e/o cambiare il colore    e/o  conferire al prodotto aromi, profumi e sapori tipici dell’affinamento/invecchiamento prolungato in recipienti in legno”.

Una delle pratiche già scoperte in passato e ancora attuale, che sarebbe stata adottata, quella della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero o barbabietole. Il tutto, commercializzato in modo illecito in favore di note aziende. Il principio di libera concorrenza sarebbe così stato falsato dall’esubero di produzione. Ottenendo con procedimenti fraudolenti ingenti quantità di vino Dop, Igp e Doc.

Nel corso delle indagini, è emerso anche un altro fenomeno, già noto: la nazionalizzazione di prodotti dell’Unione Europea. Venduti, cioè, come italiani, addirittura attribuendo denominazioni d’origine. Per esempio, vino nato in Spagna e rivenduto come Igt o Doc italiano e, nello specifico, pugliese. Sarebbe emersa anche la falsa produzione di uve per realizzare vino Doc e Igt tramite alcune aziende agricole di proprietà di alcuni fra gli indagati.

La difesa è composta dagli avvocati: Francesco Vergine; Stefano Chiriatti; Roberto D’Ippolito; Massimo Manfreda; Donata Perrone; Riccardo Giannuzzi; Giuseppe Stellato; Vincenzo Motti; Angelina Quagliano; Michele Laforgia; Rolando Marchionna; Fiorindina De Carlo; Anna Centonze; Amilcare Tana; Francesca Conte; Luigi Rella; Mario Urso; Ladislao Massari; Massimo Pagliaro; Gabriella Micheli; Marta Centonze e Luisa Pesce.