30
lug

Roberto Gatti
in: News

Marco De Bartoli l’ultimo pioniere del vino Marsala

Ho incontrato Marco de Bartoli, una sola volta, durante una cena in provincia di Piacenza ed eravamo di fronte seduti allo stesso tavolo. Una sola sera mi è bastata per capire l’uomo ed il produttore, voce libera, schietta e diretta, senza giri di parole. Un uomo dalla grande personalità, al quale mi sono sentito in sintonia fin da subito, anche in virtu’ della profonda amicizia che lo legava ad un enologo marsalese, mio carissimo amico !

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( a dx l’enologo marsalese Luciano Parrinello )

Lo scorso giugno ho avuto l’opportunità di visitare la cantina di Marco de Bartoli, insieme ad un gruppo di amici e colleghi, caldamente accolti dai figli che ne continuano oggi l’attività e gli insegnamenti ricevuti.

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Marco de Bartoli era e rimarrà per molto tempo ” l’anima del marsala “, quello vero ed unico !

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Buona lettura

Roberto Gatti

 

“Combattere per le proprie idee è la soddisfazione più grande che la vita possa riservare ad un uomo… e, Marco De Bartoli questo “privileggio” lo conquistò e lo difese fino al suo ultimo respiro. Altruista, sognatore, anticonformista, fiero ed orgoglioso delle proprie scelte, ha vissuto una vita intensa, sempre controcorrente e pagandone lo scotto.

 

Marco, discendente di una nota famiglia di vinificatori, fin da giovane gli andavano stretti gli stereotipi del tempo ed il pensiero imperante di certi “industrialotti” che pur di accumulare ricchezza stavano distruggendo il vero ed insostituibile vino Marsala. Erano gli anni bui dell’enologia, gli stessi in cui si spacciavano misture aromatizzate (al caffè, alla banana, alla fragola, sl cioccolatto, ecc) per la piú vecchia DOC del Paese.

 

Marco, testardo ed intrasigente, aveva un sogno: produrre il vero Marsala con il metodoperpetuo o “solera”. Voleva far comprendere ai produttori la necessitá di ritornare a produrre quel vino che aveva entusiasmato il mondo. Rifugiatosi nella cantinetta Samperi, una sperduta borgata del versante sud, piú vicina a Mazara del Vallo che a Marsala, vi ha investito i risparmi di famiglia e dedicato la propria vita. Dai filari di Grillo, coltivati ad alberello, ha vinificato le pregiate uve che gli hanno permesso di realizzare il suo sogno, quello di ridare dignità a quel prezioso nettare che gli inglesi prima ed i Florio dopo diffusero per i 5 continenti, quel nettare che venne reputato degno di essere servito nelle Corti, il Marsala

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Marco c’é riuscito, ha coronato il suo sogno, anche se invidie e gelosie, frutto di una diffusa mentalità “provincialotta”, lo hanno deluso, isolato e logorato, tant’é che aveva eletto Pantelleria a sua nuova “patria”, dove si rifugiava spesso e volentieri. Il destino é stato spietato con Marco e la morte lo ha strappato all’affetto dei figli e di chi lo aveva conosciuto a soli 66 anni. Una grande perdita per l’enologia siciliana e per il vino Marsala che gli sarà per sempre grato per averlo strappato alle triste sorti che gli si prospettavano.

 

Non dimenticheró mai questo grande uomo: solare, orgoglioso e passionale. Ospitale, dal cuore grandissimo, Marco condivideva i pasti con i dipendenti dell’azienda, sempre pronto ad aggiungere qualche seggiola in piú per qualche ospite inaspettato che si trovava a passare per Samperi, a Marsala, o per Bukkuran, a Pantelleria. É, dopo aver mangiato e ben bevuto non lasciava mai andare via nessuno senza una bottiglia del suo Vecchio Samperi, il vero Marsala, a cui aveva cambiato il nome per distinguerlo dai prodotti di certa concorrenza che lo aveva snaturato.

 tramonto

( tramonto sulle Egadi da Cantina Fina- Foto Roberto Gatti, tutti i diritti riservati )

Sono trascorsi piú di sette anni da quel tragico 18 Marzo 2011, il giorno in cui Dio lo chiamó a se per coltivare le vigne celesti, ma non mi sono mai rassegnato che Marco non é piú fra di noi. Le sue idee, ma soprattutto i suoi vini, continuano a vivere, grazie a Josephine, Sebastiano e Renato De Bartoli – i suoi figli – continuano a tramandare il sogno di Marco. Di questo grande uomo, di cui mi onoro essere stato amico, il collega Fabio Turchetti ha dedicato un ampio servizio su Sapori di Repubblica che vi invito a leggere nella sua originale stesura, qui di seguito

 

( Fonte Marsala News )

 

L’ARTICOLO DI REPUBBLICA

 storiche

“ E’ stata la prima DOC d’Italia. Quando infatti è stata istituita, per i vini del Belpaese, la classificazione delle Denominazioni di Origine Controllata (e poi Garantita), attraverso il D.P.R. 930/1963, la prima di queste ad essere nominata tale, in senso temporale, altra non è stato cheil Marsala: simbolo di tempi enoici felicemente trascorsi fin dalla metà del Settecento, anche in campo internazionale, e ancor oggi rappresentativa di quella che rimane la provincia del Tricolore italico quantitativamente più produttiva in senso assoluto, quella di Trapani.

 

 

 

 

Sono trascorsi cinquantacinque anni da allora, mentre nel frattempo il Marsala diventava tutto e il contrario di tutto: fino al punto, qualche decennio fa, di esser forse più ricordato in cucina, come condimento per le scaloppine, oppure per delle imbarazzanti versioni all’uovo o allo zabaione. Ma la rivoluzione era dietro l’angolo; l’anno zero del Marsala moderno, con annessi e connessi (e contrasti, litigi e denunce), bussava alle porte, sovvertendo noia e pigrizia, quantità industriali e versioni grossolane. Il folle capace di sparigliare il tavolo si chiama Marco De Bartoli: coraggioso, legato alle sue origini ma sperimentatore incallito, testardo, irruente, talvolta offensivo.

 

 

Un bicchiere di Bukkuram

 

Una volta ereditata dalla nonna la tenuta di famiglia, in contrada Samperi, si metterà di buzzo buono per condurre l’azienda con la stessa passione con cui si diletta con le auto d’epoca: senza compromessi. Rinuncerà a produrre il Marsala come avevano iniziato a farlo gli inglesi, con l’aggiunta di alcol a fortificare, e tornerà all’antico metodo locale: quello che avrebbe necessitato di frutti atti a raggiungere almeno quindici gradi alcolici (da lì l’uva grillo energicamente contenuta nelle rese per ettaro) e legato al ripristino del metodo perpetuo o “solera”, che voleva il nettare di Bacco sistematicamente rabboccato con l’aggiunta, di anno in anno, dell’annata nuova a quelle più mature.

 

 

 

 

 

Dagli anni Ottanta nascerà quindi, da tutto ciò, un vino esplosivo, incantevole, che ovviamente non avrebbe potuto chiamarsi Marsala: sarebbe stato allora denominato Vecchio Samperi, prodotto anche in alcune versioni meravigliose marcate in etichetta dal trascorrere del tempo (Vecchio Samperi 10 anni, 20 anni, 30 anni…). Marco si sarebbe poi dedicato anche al Marsala vero e proprio. Fino a quelle ambrosie portentose che avrebbe realizzato in seguito all’acquisizione di alcuni possedimenti sull’Isola di Pantelleria: come il Bukkuram, passito delizioso, o le versioni secche di Zibibbo, come il Pietra Nera. Ma quante ne avrebbe dovuto subire prima della sua dipartita, avvenuta nel 2011 a soli 66 anni: compresa la scandalosa, faziosa e strumentale denuncia per sofisticazione che nel 1996 aveva visto la sua cantina posta sotto sequestro per molto tempo, fino all’assoluzione piena (cantina che fortunatamente, però, conteneva vini che non avrebbero potuto che giovarsi di quell’attesa, pur se forzata ed estenuante).

 reperti

 ( reperti museo di Marsala )

 

 

Un grande, Marco, di cui oggi i figli Sebastiano e Giuseppina proseguono le gesta. Andate a trovarli ma intanto provate a riassaggiare, data la sua collocazione in commercio decisa soltanto pochissimi anni fa, il suo Marsala Vergine Riserva 1988: color dell’ambra e dal naso incredibilmente marcato da mallo di noce, agrumi canditi, tabacco da pipa, cacao, castagna, miele, spezie, sale, iodio, fiori e frutta secca. Difficile descriverlo al palato, pressoché infinito: avvolgente, sapido, caldo, dalla piena rispondenza gusto-olfattiva e soprattutto setoso, elegante e di persistenza eterna. Proprio un vino di Marco, senza se e senza ma.

 

Fabio Turchetti per www.repubblica.it”

 

 

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