Alla fine, uno dei maggiori pericoli per l’enologia italiana si veramente concretizzato. Stiamo parlando dell’enopirateria che si concretizzata nella commercializzazione del Brunello, ma non di Montalcino, bens “di Sonoma”, California. Il titolare dell’azienda californiana di origine italiana e produce nella sua winery il “Brunello di Sonoma” utilizzando 100% Uva Sangiovese provenienti dalle migliori selezioni in campo californiane e garantite dal Foundation Plant Services di Davis. Nonostante le proteste del Consorzio del Brunello di Montalcino, la legge americana sembra essere tutta dalla parte della winery californiana. La legge americana infatti riconosce e protegge il termine Brunello solo se associato alla specifica di Montalcino, catalogandolo come menzione non generica che designa uno specifico vino (gli italiani in questa lista sono 16, tra cui Asti spumante, Barbaresco, Barolo, Gattinara, Lacryma Christi ecc.). La questione alquanto spinosa e si crea in questo modo un pericoloso precedente. Spingendosi oltre, si potrebbero trovare produttori che imbottigliano Cabernet o Merlot e scrivere in etichetta Brunello, registrandolo in esclusiva. Questo caso specifico, mostra ancora una volta l’insufficiente protezione del patrimonio enologico e vitivinicolo italiano, patrimonio che non ha eguali in tutto il mondo, e proprio per questo preda ambita da parte di tutti gli enopirati. Urge una nuova legislazione ad hoc o una applicazione pi stretta delle leggi vigenti. Il mercato non aspetta la lentezza burocratica, occorre agire subito, prima che altri seguano la strada intrapresa dalla winery californiana.
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