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La diabolica solforosa?

Il mondo del vino è un luogo di confronto e di dibattito. Temi quali l’ambiente, la salute e il benessere del consumatore finale sono al centro dell’attenzione, e molte aziende hanno cambiato, o stanno modificando, la loro filosofia produttiva per ridurre il loro impatto ambientale.

 

Un aspetto che preoccupa molto il consumatore di oggi è la salubrità degli alimenti, qualità che si ricerca nella loro “naturalità”. Cibi e bevande prodotti senza impatto ambientale, confezionati senza additivi o conservanti fra i quali i “solfiti” contenuti anche nel vino.

 

Il vino, come moltissimi altri alimenti (succhi di frutta, prodotti da forno, frutta secca, marmellate, crostacei, conserve, chips,…), contiene i cosiddetti “solfiti” (conosciuti anche come E220, E221 … E228). L’anidride solforosa è presente nel vino in parte quale prodotto naturale della fermentazione e in parte aggiunta nel corso del processo produttivo per la sua azione antiossidasica, antibatterica e antiossidante, entro rigorosi limiti di legge (150 mg/l per i rossi, 185 mg/l per gli spumanti di qualità, 200 mg/l per i bianchi e rosati, 300 mg/l per i passiti).

 

Ma i “solfiti” fanno male? Non a tutti. Oltre certe dosi, provocano reazioni allergiche principalmente su soggetti asmatici (4-10% degli individui). Importante sarebbe quindi conoscere la propria ipersensibilità a questo allergene e quindi evitarlo.

 

Chi non è allergico ai “solfiti” sarà interessato a sapere che, rispetto ai livelli massimi consentiti dalla legge, portare in cantina uve sane per una attenta vinificazione può consentire di ridurre di oltre la metà i solfiti presenti nel vino e numerose cantine italiane si stanno muovendo in questa direzione.

 

L’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) ha stabilito la DGA (Dose Giornaliera Massima) in 0,7 mg di SO2 per kg corporeo. Ma cibi e bevande spesso non hanno etichette parlanti ed è difficile stabilire la quantità di “solfiti” che stiamo assumendo. Suggerisco quindi un approccio equilibrato e consapevole: prestare sempre attenzione a ciò che si mangia, preferendo prodotti freschi e locali, bevendo con moderazione vini di qualità che hanno ormai un basso contenuto di solfiti (bianchi/rossi 50-100 mg/l). Un ulteriore accorgimento: fate ossigenare il vino nel bicchiere così oltre a tirar fuori i profumi potrete liberare fino al 30-40% dell’anidride solforosa contenuta nel vino.

 

Sorseggiamo e gustiamo. Lentamente e prestando attenzione. Mmmmm….

 

 

( Fonte www.huffingtonpost.it/jose-rallo )

 

 

Annotazioni a margine

Piccolo suggerimento e/o consiglio : perchè non ci indicate una volta per tutte la quantità di SO2 contenuta nel vino, all’atto dell’imbottigliamento ? Solo cosi’ noi consumatori saremo messi nella condizione di scegliere i vini piu’ salubri !

Roberto Gatti