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Home News Storie di vino. Gianni Menotti. Il vino che doma il legno
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Storie di vino. Gianni Menotti. Il vino che doma il legno

Di
Roberto Gatti
-
15 Dicembre 2015
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    Cambiare il corso di una cantina e dei suoi vini puntando a sfruttare le potenzialità ancora inespresse di alcuni vitigni. È quanto fatto da Gianni Menotti al suo arrivo a Villa Russiz. Ma non si ferma qui.

     

    “Gli umori della terra a ogni cambio di stagione, e quelli del mosto a ogni vendemmia. Sono cresciuto in questo ambiente. E non saprei vivere altrove. L’ho scoperto negli anni di università a Padova, dove la città non faceva che rendere più forte la mancanza della campagna”. Gianni Menotti – enologo, 60 anni, alto, fisico asciutto, occhi celesti e mobilissimi e una bella testa alla Yul Brynner – questa nostalgia in verità l’aveva già provata negli anni del liceo a Gorizia. Anche se il capoluogo, quanto mai vicino a Capriva, gli consentiva di essere a casa nel primo pomeriggio.

     

     

     

    La tesi sul Picolit e il nuovo corso di Villa Russiz

    È questo il contesto nel quale diventa inevitabile l’approdo agli studi di Enologia. Visto intanto che ha vissuto in una casa ubicata all’interno di quella grande cantina friulana, che il padre dirigeva. La tesi sul Picolit, un vino prezioso e difficile da gestire, gli darà quel pizzico di notorietà per cominciare, poi sostituisce il padre che va in pensione alla guida di Villa Russiz. È il passaggio da una generazione all’altra, e questo comporta una piccola rivoluzione. Gianni è convinto che sauvignon e merlot abbiano ancora parecchie potenzialità non sfruttate: il primo, quelle capacità di esprimere al meglio il territorio nel bouquet di un calice, il secondo da sottrarre decisamente a quella prematura raccolta delle uve, che priva il vino di colore e di maturità fenolica.

     

     

     

    Lo Chardonnay e i vini del Sud

    Saranno questi i primi percorsi della ricerca che da oltre trent’anni accompagna il lavoro di Menotti. “Seguo non solo i vini friulani, ma anche i grandi vitigni del Sud, Aglianico in testa. E quel Gaglioppo al quale sono legate le fortune del Cirò. Ho invece qualche perplessità nel cambiare continente, quantunque abbia buone offerte dal Cile e dall’Australia. Ma non mi decido. Se il vino ha tempi lunghi, io non sono da meno”. La più recente ricerca di Menotti è legata allo Chardonnay, il cui rapporto col legno porta spesso alla perdita delle caratteristiche varietali dell’uva: “Più che individuare la tipologia della barrique e la durata del contatto, ho puntato molto sul vino giusto”.

     

     

     

    Fuori dalla cantina

    Il Menotti fuori dalla cantina ama tennis, sci e motocross. E la fotografia. “Amo l’arte, ma evito i vernissage”. E anela al mare: “Sogno una barca per visitare le calette della Costa Istriana… Rigorosamente in due, perché non mi piace disperdere le emozioni”. Nel 2006 si è aggiudicato il titolo di Migliore Enologo dell’anno, oltre ai riconoscimenti delle guide. “Ma è roba passata e bisogna camminare con i tempi. Gli orientamenti del gusto nei confronti del vino sono cambiati: un enologo che si rispetti deve saperli interpretare”.

     

     

     

    http://giannimenotti.com/

     

    ( Fonte gamberorosso.it )

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