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Roberto Gatti
in: News

Alla scoperta del pagadebit di Romagna, il vino della tradizione

E’ uno dei vigneti simbolo della Romagna, ma poco conosciuto al di fuori dei confini regionali. Parliamo del Pagadebit, che solo nel 1989 ha ricevuto il riconoscimento ufficiale ricevendo la DOC e la DOCG.

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Coltivato nell’entroterra e sui pendii delle colline romagnole, il Pagadebit è ottenuto da uve di Bombino Bianco, originario delle pianure pugliesi e giunto in Romagna al tempo in cui i Bizantini governavano Ravenna e vennero chiamati gli scalpellini da Trani per lavorare il marmo. Si narra che gli agricoltori, coltivando questo vitigno eccezionalmente resistente alle avversità climatiche ed estremamente produttivo anche nei periodi meno redditizi, riuscissero a pagare i debiti, contratti ed accumulati durante l’annata vitivinicola. Era infatti usanza consolidata tra i contadini quella di stipulare concordati anche “sulla parola”, i cosiddetti Pagadett , da cui “Pagadebit” ovvero “Paga i debit!”.

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Negli anni 60’ i viticoltori di Bertinoro hanno salvato dall’estinzione un vitigno altrimenti destinato a scomparire dalle campagne locali come tanti altri vitigni minori. In Romagna, infatti, il Pagadebit si coltiva prevalentemente sulle colline del Forlivese e del Cesenate: lo scopo era quello di favorire una produzione circoscritta e limitata del prodotto, che permettesse di raggiungere elevati standards dal punto di vista qualitativo. Il risultato all’impegno degli agricoltori romagnoli è stato il riconoscimento ufficiale della DOC nel 1989, un traguardo davvero importante nel percorso di valorizzazione e preservazione di questo vitigno tanto importante nella storia dell’enologia romagnola.

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Oggi si rivela un vino estremamente versatile, che si presta ad essere abbinato con numerosi piatti della tradizione romagnola: dai gustosi primi piatti, agli antipasti con affettati e piadina, ai sontuosi secondi piatti, fino ai dolci che fungono da degna conclusione ai ricchi e abbondanti pasti della tradizione romagnola. Dotato di un e di un’eccezionale freschezza al palato, il Pagadebit regala piacevoli sensazioni fruttate e floreali, lievemente erbacee, che si sprigionano nel naso con un’ottima e gradevole persistenza olfattiva. Dal colore tenuemente paglierino, screziato di riflessi e sfumature che a tratti virano al verdognolo brillante e talvolta raggiungono le preziose iridescenze dell’oro, il Pagadebit di Romagna presenta un gusto secco, avvolgente, fragrante, ma che non sconfina mai in sapori aggressivi. Il Pagadebit di Romagna deve essere ottenuto per almeno l’85% dalle uve del vitigno Bombino Bianco, il restante 15% viene da altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna. La resa di queste uve arriva sino a 14 tonnellate ad ettaro e la zona di produzione è limitata a 29 comuni delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

 

 

( Fonte wepress )

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