27
mar

Roberto Gatti
in: Comunicati Stampa

Vino: Illy, risposta a global warming nel rispetto natura

Vino Mastrojanni tra protagonisti polo gusto Gruppo triestino

 

 

Il vino diventa sempre più protagonista nel polo del gusto del Gruppo Illy. Non solo caffè, tè, e cioccolato Domori dunque. L’azienda vitivinicola Mastrojanni a Montalcino è di proprietà dal 2008 di Riccardo Illy, un passo compiuto nell’ottica di ”una cultura delle acquisizioni importanti nel segno della qualità ottenuta in maniera tradizionale. Con l’idea di creare un polo del gusto con aziende che siano un riferimento nell’alta gamma”, come sottolineato dall’imprenditore triestino, presidente del Gruppo Illy, intervenuto alla presentazione del nuovo sito ANSA.

A portare in Toscana Riccardo Illy, ha raccontato l’imprenditore già Governatore del Friuli-Venezia Giulia nonché sindaco di Trieste, è stato il fratello Francesco che ben conosceva il Brunello dell’azienda Mastrojanni, tra i più venduti in Svizzera dove il primogenito della dinastia triestina ha lanciato l’idea delle tazzine di design firmate da maestri dell’arte contemporanea. Fu proprio l’artista vignaiolo Sandro Chia, produttore del Brunello di Montalcino Castello Romitorio, a spingere prima Francesco a investire nel Podere Le Ripi, 54 ettari di boschi, vigneti e uliveti a conduzione biodinamica, confinanti con i vigneti della Mastrojanni.

 

Un tuffo nel mondo di Bacco compiuto poi da Francesco Illy che da 2009 ad oggi ha investito più di 1,3 milioni di euro per realizzare i nuovi impianti dei vigneti, la nuova cantina di affinamento, esempio di connubio fra la bioarchitettura e il recupero delle tecniche costruttive tradizionali, la sala degustazione e gli alloggi dei dipendenti. Mastrojanni è arrivata nel 2013 a produrre 104 mila bottiglie all’interno dei propri 26 ettari vitati sui 90 totali della tenuta, proiettando il proprio fatturato a oltre 1,5 mln di euro (+72% nell’ultimo quinquennio. Oltre il 65% delle bottiglie prodotte nel 2013 sono state vendute all’ estero, in particolare sui mercati svizzero, statunitense, russo e brasiliano.

 

”L’avvio dell’esperienza da viticoltore – ha raccontato – è stato entusiasmante col cru Brunello Schiena d’Asino 2008 riconosciuto al top in un tutte le guide e frutto della scelta coraggiosa di vendemmiare per ultimi. L’andamento climatico ci ha fatto però soffrire nelle annate successive e per questo stiamo riprendendo tecniche colturali della tradizione per rispondere in modo naturale al global warming”.

 

L’azienda ha pianificato ulteriori investimenti per oltre 850 mila euro, destinati alla predisposizione di oltre 3 ettari di nuovi vigneti, metà a Sangiovese l’altra a Ciliegiolo utile per ricreare i sentori del Brunellone di un tempo, e alla ristrutturazione dell’antico borgo che domina la collina sul fiume Orcia. ”Il vino nasce in vigna – ha sottolineato l’anima dell’azienda Mastrojanni, l’amministratore delegato Andrea Machetti – ed è nel rispetto della natura che va trovata la soluzione agli sbalzi di temperatura. Non abbiamo prodotto Brunello nel 1992 e neanche nel 2002, nel 2010 abbiamo fatto una piccola produzione, nel 2012 le piante hanno sofferto il caldo e la mancanza di escursione termica. Nel nuovo impianto alzeremo le piante da terra portandole a oltre un metro e predisponiamo i grappoli più aperti e ombreggiati. Tutto per riottenere l’acidità naturale della piante, senza concimi ma con i sovesci e lavorando con la luna calante, come una volta”.

 

( Fonte Ansa )

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