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Stefano Cinelli Colombini: «Il Brunello di Montalcino è storia. Ma è anche futuro»

Visita alla Fattoria dei Barbi, dove sono conservate le tradizioni vitivinicole della zona. «Dobbiamo dare un’immagine più giovane al Brunello»

Stefano Cinelli Colombini proprietario della Fattoria dei Barbi a Montalcino

 

Incontrare Stefano Cinelli Colombini significa entrare nella storia del Brunello di Montalcino. Ma anche guardare al futuro della zona. Perché il passato insegna e ci prepara ad affrontare meglio le prossime sfide.

Difficile, chiacchierando con lui, prendere appunti: semplicemente ci si immerge in quello che Montalcino è stato e che sarà, in una sorta di piccolo mondo antico che sa diventare moderno.

Alla Fattoria dei Barbi si respira la storia del Brunello, ma c’è anche la sensazione, chiara e netta, che non ci sia seduti sugli allori, ma che si cerca di stare al passo con i tempi, senza seguire le mode a tutti i costi.

 

vigneti aziendali

 

Stefano Cinelli Colombini è una persona schietta. «I cambiamenti climatici? In realtà ci sono dei cicli storici, anche negli anni passati abbiamo avuto degli importanti picchi termici». E supporta la sua teoria presentando alcuni documenti storici, dove ci sono tutti gli andamenti climatici di Montalcino nelle diverse epoche, con un archivio di dati che farebbe comodo a molti scienziati.

E poi mostra un altro documento, di un concorso enologico storico: «Vedete, qui il Brunello di Montalcino arrivava a gradazioni alcoliche molto alte, anche di 15,8 gradi alcolici. Un livello di alcol che si trova spesso nei Brunelli premiati dal 1865 al 1891, poi cala e ritorna a quei livelli tra il 1920 e il 1938».

 

Il racconto di Stefano Cinelli Colombini nella cantina della Fattoria dei Barbi

Altri tempi, è vero. «C’erano molte meno conoscenze di quelle che abbiamo oggi – spiega Stefano Cinelli Colombini – e anche a livello tecnico, sia in vigna che in cantina, c’è stata un’importante evoluzione».

Cosa non è cambiato è il territorio di Montalcino. «Come Fattorie dei Barbi abbiamo vigne tra i 210 metri fino ai 550 metri di altitudine, con una prevalenza di galestro nei terreni. Il Monte Amiata ci protegge dallo scirocco, e anche per questo abbiamo notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. In totale abbiamo circa 350 ettari complessivi, dei quali circa cento di vigneto».

 

Le bottiglie storiche conservate in azienda

 

I Colombini hanno sempre cercato di precorrere i tempi: «Negli anni Trenta la mia famiglia ha inventato la vendita per corrispondenza, che sfiorò quasi le 20mila bottiglie prima della Seconda Guerra Mondiale, ed erano effettivamente tantissime per quegli anni. Ma i medici e gli avvocati, i destinatari di quella offerta, sono sempre stati ottimi clienti del Brunello. Nel 1949 nonno Giovanni, poi, apre la cantina al pubblico».

Una decisione che adesso sembra la normalità, ma più di settant’anni fa era qualcosa di “impensabile”. «Nel dopoguerra, poi, si decise di dare il 15% ai rappresentanti per uscire dal giro degli industriali». Un altro passo nel futuro, nella contemporaneità.

Un’altra bella immagine della cantina

Ma questi sono solo alcuni esempi della lunga storia della famiglia Colombini: c’è la storia, rappresentata anche nel Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello curato dallo stesso Stefano, ma c’è anche lo sguardo al futuro. Così nascono dei vini legati alla tradizione, ma che hanno saputo conquistare anche il pubblico più giovane. Ne è una dimostrazione anche il secondo posto nella classifica dei migliori cento vini del mondo stilata da Wine Spectator, con il Brunello di Montalcino Riserva 2016, proprio di Fattoria dei Barbi. Una soddisfazione, per Stefano Cinelli Colombini, ma anche una conferma che i suoi vini non sono “fermi nel passato”, ma guardano al futuro. E sottolinea: «Il Brunello ha tanto presente, ma anche tanto futuro. Bisogna cambiare forma, magari rendendo un’immagine più moderna e appetibile ai giovani, ma con una sostanza più legata alla tradizione».

 

I vini rispecchiano questa filosofia, a partire dal Senza Solfiti 2021, recentemente inserito da Stefano Cinelli Colombini: «I solfiti si “mangiano” molto colore. Oltretutto riusciamo ad avere una gamma aromatica diversa».

Il Brunello di Montalcino è molto legato alla tradizione, riuscendo comunque ad avere un’ottima bevibilità fin da subito. La dimostrazione arriva dall’annata 2018 che, seppur con una vendemmia che ha riservato qualche difficoltà, si esprime con note fruttate e floreali, mentre in bocca è piacevole e con una buona trama tannica.

Più elegante il Brunello di Montalcino Vigna del Fiore, sempre 2018, dove si iniziano a percepire note di erbe aromatiche e una leggera balsamicità che si integrano a un frutto vivo. Il Brunello Riserva 2017 è un vino davvero molto complesso e intrigante, dove emerge soprattutto il potenziale di lungo affinamento. Se fin da subito risulta gradevole, lo immaginiamo già in prospettiva, tra qualche anno.

( Fonte Identitagolose )