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Auspico il ritorno alla cucina regionale tradizionale

Prendo spunto da questo articolo scritto in data 11/02/2019 da Daniele Cernilli, sulla sua rivista online Doctorwine, consultabile al link : https://www.doctorwine.it/firmato-doctorwine/firmato-dw/al-di-la-delle-stelle

per riproporre queste mie considerazioni, sempre attuali, pubblicate in data 02 gennaio 2018

Buona lettura

 

 

Non mi voglio spacciare per ciò che non sono, ovvero un esperto di cucina, se intesa come cultore della cucina moderna, “ famolo strano “ a tutti i costi pur di apparire i piu’ innovativi, i piu’ originali, i piu’….i piu’ !

 

No, mi ritengo semplicemente un buongustaio, allevato e cresciuto con i piatti tradizionali della cucina emiliana-romagnola, con le paste fatte in casa, tagliatelle,

 

tagliatelle

 

cappelletti,

 

cappelletti-ferraresi

 

maltagliati

maltagliati con i fagioli

 

e grandi secondi piatti di conigli allevati allo stato brado,

 

coniglio

 

galline ruspanti con le loro uova naturali,

 

pollo

 

salami casalinghi fatti dai contadini delle mie zone. Essendo nato e cresciuto nel Delta del Po sono stato allevato ad anguille ai ferri,

 

anguille

 

in brodetto, ma anche pescigatto, tinche, carpe ( chiamate in loco gobbe ) ecc., il vicino mare adriatico mi ha fatto assaporare e conoscere i migliori calamaretti nostrani,

 

frittura-di-calamaretti

 

le cannocchie o “ pannocchie “,

 

cannocchie

 

i rombi chiodati anche di 10/12 kg di pezzatura mangiati negli anni ’90 ecc.

 

rombo-gigante

 

Girando poi l’ Italia , ho avuto modo di conoscere ed apprezzare le altre cucine regionali e locali, sempre mi hanno coinvolto ed affascinato le cucine tipiche e tradizionali che si tramandano da madre in figlia, ovvero le cucine casalinghe !

 

Perchè mi chiedo dobbiamo stravolgere le nostre tipicità per tentare di apparire piu’ bravi ed innovativi, quando da innovare non c’è proprio nulla, basta solo usare ingredienti di alta qualità e tentare di ripetere quanto facevano le nostre nonne ?

 

Detto questo mi riallaccio a quanto scritto e sostenuto da sempre, da Edoardo Raspelli, trovandomi in perfetta sintonia, la nouvelle cuisine la lascio volentieri ai millennials o ai colleghi gastronomi, che pur di apparire “ fighi “ ed al passo con i tempi la decantano come fosse la manna dal cielo. Vade retro satana !

Roberto Gatti

 

Edoardo Raspelli, il 28.5.2016 sulla Stampa

EDOARDO RASPELLI

Non se ne può più; non ne posso più. Aveva cominciato Gianfranco Vissani, quando il più grande cuoco d’Italia aveva avuto una sbandata (per fortuna passeggera) e «si era messo a cucinare i bambini alla griglia» tanto per stupire gli stupidi.

Ferran Adrià, poi, incensato da tutto il mondo della «critica gastronomica» (tranne che da me su La Stampa e da Enzo Vizzari su L’Espresso) prima di essere costretto a chiudere il suo locale, si era buttato su inconsistenze, scherzi diafani, meravigliose essenze di nulla mangereccio. Ora il sifone, le nullità, arrivano dovunque. 

 

palamita-a-pois

 

I piatti sono sempre bellissimi, i colori che nemmeno Picasso Pollock o Raffaello: in cucina cento discepoli sono attorno allo stesso piatto e seguono il Maestro, i Maestri: uno ci mette 3 grammi di carne o di pesce, uno ci mette con la pinzetta del chirurgo la fogliolina di basilico, l’altro ci adagia la schiuma di liquerizia o di tabacco, un altro ancora ci spruzza tre gocce di aceto balsamico più o meno tradizionale, il caldo si unisce al freddo, il crudo al cotto, tutto viene distrutto decomposto polverizzato liofilizzato. Il giochino, che sta massacrando la cucina, è ormai dappertutto. 

 

polpo-croccante-fave-cime-01

 

Con supponenza, cuochi e ristoratori ti fanno sentire deficiente ed ignorante; nomi stranieri indicano tecniche che non sai che cosa siano; i menu non elencano piatti ma ingredienti e tu non sai che cosa mangerai e (a volte) nemmeno che cosa stai mangiando. 

La blogger Viviana Fornaro dice: «La cucina va come il mondo: conta più l’apparire che essere». Basta! Basta! Basta!………………………………………………………………………………………………..