Home Arrabbiature “Il mio Capodanno da incubo nel castello di Stupinigi”

“Il mio Capodanno da incubo nel castello di Stupinigi”

Alla festa-beffa c’era anche una coppia di vercellesi. Il racconto di Roberta Borrini

 

 

Doveva essere un Capodanno da fiaba. Con tanto di vestito in lungo, da cerimonia, richiesto per chi partecipava. Invece per chi ha deciso di partecipare alla festa della Palazzina di Caccia a Stupinigi il veglione di San Silvestro si è trasformato in un incubo.

 

C’era anche una coppia di vercellesi: «Eravamo circa mille persone – racconta Roberta Borrini, 31 anni, che con il marito e alcuni amici ha prenotato il Capodanno nel castello torinese -. Ci avevano promesso fuochi d’artificio e una cena mai vista a Torino. Ma in realtà non è stato così. Il castello era in realtà una tensostruttura. Per non parlare del cibo: da stendere un velo pietoso. I primi erano freddi e soprattutto a metà cena è finito il vino. Cose da non credere visto quello che abbiamo pagato».

 

E se la serata non era iniziata bene, certo per Roberta e i suoi amici non è continuata meglio. «Dopo la mezzanotte tutti erano in coda per prendere da bere all’open bar – continua Roberta Borrini, che lavora all’outlet di Vicolungo -. La cosa vergognosa era che ai due punti di ristoro ci fossero solo altrettanti baristi. E pensare che noi abbiamo speso 100 euro a testa e avevamo comprato anche gli abiti adatti, come era stato raccomandato dagli organizzatori. Ma se quello doveva essere un Capodanno regale, invece di elegante non c’era proprio nulla. Per fortuna eravamo in compagnia».

 

E intanto la notizia ha fatto il giro del web. Su Facebook è nato un gruppo dal nome «Le vittime del Capodanno regale»: gli iscritti hanno deciso di denunciare la società organizzatrice, che appartiene a un torinese di 35 anni: a quanto risulta aveva chiesto la licenza per una piccola festa privata con tanto di irregolarità amministrative e sanitarie nonché violazioni di leggi sul lavoro. «Per ora non sporgeremo denuncia – conclude Roberta -. Ma penseremo a cosa fare. In questo momento siamo davvero tanto arrabbiati».

 

 

( Fonte La Stampa )