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Solo con i falsi toscani un giro d’affari da 6 miliardi di euro”

Coldiretti lancia l’allarme: “Dal Chianti in tanica all’olio Made in Usa: solo con i falsi toscani un giro d’affari da 6 miliardi di euro”

 

FIRENZE – Il falso Made in Tuscany nel mondo vale 6 miliardi di euro. Più del doppio del valore delle esportazioni di cibo, olio e vino regionali venduti oltre i confini nazionali. Un mercato enorme che anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Dagli scaffali e sempre più nel web passando per la ristorazione, la “Toscana” è il brand agroalimentare più famoso e ricco con un patrimonio di 463 specialità alimentari tradizionali e 93 prodotti a denominazione di origine e proprio questo anche il più imitato, taroccato ed evocato.

E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Toscana in occasione della tre giorni di Taste, il salone del gusto organizzato da Pitti Immagine alla Fortezza Da Basso dove è stata allestita, all’interno dello spazio condiviso in collaborazione con Unaprol e Consorzio Olio Toscano Igp, la galleria del clamorosi falsi scovati in giro per il mondo.

 

In bella mostra, al Piano Attico, il Chianti svedese “imbottigliato” in tanica e il Wine Kit per il vino fai-da-te che arriva dal Canada, l’olio “Tuscan Sun” Made in Usa così come il “Salame Tuscana” che i venditori assicurano prodotto nel rispetto di una antica tradizione ma con un approccio moderno, il Pecorino Toscano fatto in Brasile e ancora esempi di “Pomarola” che di italiano hanno solo il richiamo in etichetta, Fusilli brasiliani, “Tomatoes Oreganum & Basil” prodotti in Sudafrica, il “Prosciutto Hot” e il cotechino cotto ancora canadesi. Ma non finisce qui.

Nella galleria degli orrori non manca il provolone argentino e il Gorgonzola Crumble, il Parmesan Cheese e la Mozzarella, tutti fatti in America fino ai Chapagetti coreani. “Il falso Made in Italy – spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana – danneggia le imprese agricole, la nostra economia, l’immagine della Toscana e dell’Italia nel mondo ed impedisce la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro lungo tutta la filiera. Oltre due prodotti agroalimentari tricolori su tre venduti all’estero non hanno alcun legame produttivo e occupazionale con il nostro Paese.

 

L’Italian Sounding è una piaga che dilaga sempre di più in un mercato sconfinato come quello dell’e-commerce. Ci troviamo al cospetto di vere e proprie truffe. I falsi valgono almeno il doppio del totale delle esportazioni di tutto il nostro agroalimentare. E’ una cifra mostruosa che non ricade però sulle nostre imprese ma che, al contrario, le penalizza. La fuori ci sono milioni di consumatori convinti di acquistare prodotti toscani ed italiani ma che vengono ingannati con etichette, immagini o scritte che richiamano il nostro paese. In tanti ci cascano e guarda caso i principali marchi contraffatti sono quelli con il più alto valore alla produzione”.

Tra i maggiori taroccatori del Made in Italy ci sono paradossalmente i paesi ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti dove si stima che il valore dell’italiano sounding abbia raggiunto i 40 miliardi di euro: “Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa – sottolinea Coldiretti  Toscana – sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York o in Canada. Ma l’industria del falso dilaga anche in Russia – rileva Coldiretti Toscana – per effetto delle sanzioni per l’occupazione dell’Ucraina che hanno portato Putin a decidere l’embargo sui prodotti agroalimentari occidentali e a potenziare l’industria alimentare locale con la produzione di cibi tarocchi che hanno preso il posto sugli scaffali delle specialità italiane originali”.

 

Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che ha trovato nel web e nell’e-commerce un nuovo sconfinato canale commerciale. Sono 428 casi di inserzioni irregolari sul web di prodotti toscani a denominazione di origine sventati dall’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimementare e delle Foreste in sei anni: 230 solo tra il 2020 e il 2021. I prodotti oggetto di tentativi di truffa sono l’olio Toscano Igp con 137 inserzioni, il Pecorino Toscano con 30, i Cantuccini Toscani con 29, il Prosciutto Toscano con 13 e la Finocchiona sempre con 13 casi. “Il testo unico della riforma del sistema delle indicazioni di origine contemplerà, tra le azioni, anche quella di contrasto anche all’agropirateria web a tutela delle produzioni di qualità.

L’export agroalimentare ha raggiunto 60 miliardi, ma per Prandini bisogna “aggredire” quei 120 miliardi di italian sounding che devono essere riportati al vero made in Italy, – spiega ancora Filippi – l’azione dell’Ispettorato centrale per le repressioni frodi, che ringraziamo per lo straordinario lavoro che stanno portano avanti, è decisiva per bloccare la vendita online di prodotti che non sono nemmeno parenti alla lontana del nostro Made in Tuscany. La pretesa di chiamare con lo stesso nome prodotti profondamente diversi è inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori. Non dobbiamo e possiamo abbassare la guardia di fronte ai tentativi di contraffazioni e imitazioni del nostro paniere”.