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Shaurli mette fretta ai pm: vogliamo la verità

Caso Sauvignon, l’assessore all’Agricoltura invita a «usare la stessa velocità con cui è stata presentata l’indagine»

 

UDINE. Inutile nascondersi dietro a un dito. I primi effetti dell’inchiesta avviata dalla Procura di Udine sui Sauvignon “dopati” si stanno già facendo sentire. L’assessore all’agricoltura Cristiano Shaurli è in trincea. Sta seguendo con attenzione ogni minima evoluzione, consapevole che il comparto non corre solo un rischio. «Il contraccolpo – afferma – è sicuro».

Ed è alla luce di questa amara constatazione che ieri ha lanciato un appello ad «abbassare i toni e aspettare che l’inchiesta faccia il suo corso». «Lo dico – precisa – perché sappiamo bene quanto il settore vitivinicolo funzioni attraverso meccanismi di comunicazione ed è dunque bene che su questa vicenda tutti si prendano le proprie responsabilità serrando le fila attorno al nostro movimento vitivinicolo così che non patisca ulteriori danni».

Se il primo invito sembra rivolto soprattutto ai media, Shaurli ne ha uno anche per gli inquirenti.

«Vista la velocità e la nettezza con cui è stata presentata l’inchiesta – afferma -, spero ce ne sia altrettanta, di velocità, nello svolgimento delle indagini. Se c’è qualcuno che ha macchiato il settore con comportamenti disonesti o non previsti, paghi. Il nostro obiettivo è chiarire se e chi sono i colpevoli e con quali modalità hanno agito», continua l’assessore che si schiera ancora una volta in difesa della categoria.

«La stragrande maggioranza dei produttori ha puntato sulla qualità e continua a farlo. Dobbiamo tutti insieme rilanciare il messaggio che il vino friulano è un’eccellenza, frutto di grande qualità, di tipologie spendibili su tutti i mercati internazionali».

«Non nascondo – dice ancora Shaurli – il dispiacere per gli investimenti finalizzati a promuovere queste eccellenze che rischiano ora di essere vanificati ma mi sento di confermare il nostro impegno a continuare il lavoro fatto, tra l’altro a Expo e Friuli Doc».

In dubbio paiono essere i premi vinti ai concorsi e le presenze nelle più prestigiose guide dei produttori finiti nelle maglie dell’inchiesta. Shaurli si augura che fino a quando non sarà fatta chiarezza ogni decisione venga sospesa.

«In un Paese in cui abbiamo sempre detto che bisogna far lavorare la giustizia dobbiamo anche rispettare i tempi delle indagini. Fino a prova contraria – conclude – sono innocenti e il mio augurio più grande è che possano uscirne puliti e tutto il nostro movimento rafforzato».

 

( Fonte http://messaggeroveneto.gelocal.it/ )