Home Curiosità Miti da sfatare: l’alcol fa male?

Miti da sfatare: l’alcol fa male?

Vinum bonum laetificat cor hominis, buon vino fa buon sangue recitava un detto popolare latino. Da sempre attribuiamo al vino – più in generale all’alcol – un potere quasi terapeutico, come se potesse in qualche modo disinfettarci dai mali e contemporaneamente proteggere la nostra salute. Sebbene ci rallegri la vita sociale, data la sua natura piuttosto conviviale in grado di allentare i freni inibitori, il consumo di alcol non è decisamente da prendere sottogamba.

COS’È E COME AGISCE L’ALCOL

 

 

L’alcol etilico, o etanolo, è un alcol a catena alchilica lineare, la cui formula è Ch3Ch2OH. A temperatura ambiente è incolore e ha un odore caratteristico e pungente, mentre al gusto è leggermente dolce e brucia. È tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile. Come spiega il sito del ministero della Salute, è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena, con la capacità di indurre dipendenza. A differenza di quanto comunemente ritenuto non è un nutriente: il suo consumo, dunque, non è utile all’organismo o alle sue funzioni.

L’ASSORBIMENTO

 

 

L’alcol – spiega ancora il ministero – è assorbito per il 2% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino. Passa dunque nel sangue e poi dal sangue al fegato, dove un enzima chiamato alcol-deidrogenasi ha il compito di distruggerlo. Quando il fegato lo ha smaltito, la concentrazione di alcol nel sangue risulta azzerata. Il che, però, richiede tempo, diverso da persona a persona. Varia, infatti, in base al sesso, all’età, all’etnia e a caratteristiche personali. Prima dei 16 anni il sistema di smaltimento dell’alcol è totalmente inefficiente, lo è in parte prima dei 21, dopo i 65 non funziona più. Questa capacità, inoltre, è sempre dimezzata nel sesso femminile.

I DANNI DIRETTI

 

 

Il consumo di alcol causa danni diretti alle cellule di molti organi. Su tutti, visto il suo compito, c’è il fegato, seguito dal sistema nervoso centrale e, in particolare, dalle cellule del cervello. “Tra le patologie organiche – si legge ancora sul sito del ministero della Salute – oltre a quelle dell’apparato gastroenterico (dunque esofagite, gastrite, steatosi, epatite acuta e cronica, cirrosi epatica, pancreatiti e tumori) e del sistema nervoso centrale e periferico” ci sono quelle legate al sistema cardiovascolare “quindi infarto miocardico, tromboflebiti, vasculiti, l’endocrino-riproduttivo (infertilità, impotenza, diminuzione del desiderio sessuale, alterazioni ormonali), talora in modo irreversibile”. L’alcol, inoltre, è anche causa concomitante di alcuni tumori maligni, parzialmente alcol-attribuibili, come il tumore dell’oro-faringe, dell’esofago, del colon-retto, della laringe, del fegato e della mammella, secondo quanto stabilito dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC).

IL CONSUMO IN GRAVIDANZA

 

 

Consumato in gravidanza, l’alcol causa ritardo mentale nei bambini. Attraversando la placenta, infatti, l’etanolo può compromettere la crescita e il peso del feto, provocando danni permanenti al sistema nervoso centrale. Ciò comporta sottosviluppo e malformazione delle cellule e della struttura del cervello, con conseguenze a livello funzionale e cognitivo come scarsa memoria, deficit di attenzione e comportamenti impulsivi.

I DANNI INDIRETTI

 

Sono conosciuti come danni “alcol-correlati”, cioè dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta da alcol. Si parla di comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, episodi di violenza, su tutti guida in stato di ebbrezza. Affianco ai danni indiretti c’è anche il rischio legato all’assunzione di alcol e psicofarmaci.

CONSUMARLO SENZA RISCHI

 

 

Esiste, dunque, la possibilità di consumare alcol senza rischi? Secondo quanto risponde la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) sul sito “Dottore, ma è vero che?”, numerosi studi, nel tempo, hanno dimostrato un effetto protettivo del consumo moderato di vino, in particolare quello rosso, per la malattia ischemica coronarica e il diabete mellito di tipo 2. “Si è visto – si legge – che quantità moderate di vino aumentano la produzione di colesterolo buono, (HDL) che a sua volta riduce la formazione delle placche aterosclerotiche nelle pareti dei vasi sanguigni e quindi il rischio di eventi avversi cardiovascolari (infarto del miocardio, trombosi, ictus, embolie e aneurismi). Tali risultati sono stati osservati soprattutto con il vino rosso che è ricco di resveratrolo e altri polifenoli. Questi composti sono dei potenti antiossidanti naturali presenti nella buccia degli acini d’uva (ma non nella polpa). Le ricerche su modelli animali hanno dimostrato che si associano a una minore formazione di placche aterosclerotiche”.

LE SOSTANZE “TERAPEUTICHE”

 

 

Nel vino, spiega ancora la Fnomceo, ci sono diverse sostanze terapeutiche, come i procianidolici, potenti antiossidanti e antinfiammatori che rafforzano l’elasticità delle pareti dei vasi sanguigni. “In teoria – dice ancora la Federazione – anche lo stesso etanolo avrebbe un effetto protettivo, come è stato suggerito da uno studio condotto con il vino senza etanolo: in tale esperienza non è stato riscontrato un effetto protettivo. È stato calcolato che dosaggi di etanolo in grado di proteggere nei confronti della patologia ischemica coronarica sarebbero circa 12,5 g/die per la donna e circa 20-30 g/die per l’uomo. Tenuto conto che un bicchiere da 150 ml di vino con grado alcolico pari a 12 contiene circa 14 grammi di etanolo, potremmo affermare che un consumo moderato di alcol abbassa il rischio di avere un infarto”.

IL GROSSO “MA” DELLE EVIDENZE SCIENTIFICHE

 

 

Però attenzione – conclude la Federazione – dovremmo anche chiederci a quale prezzo, e cioè mettere sulla bilancia i rischi e i benefici sulla base delle evidenze scientifiche raccolte. Come si legge nel documento dell’Istituto Superiore di Sanità, 10 grammi di alcol puro al giorno hanno un effetto protettivo sul diabete di tipo 2 e tale moderata assunzione è associata a una minore mortalità, si tratta però di livelli di consumo per i quali si registra sempre e comunque contemporaneamente l’incremento di rischio relativo per numerose condizioni patologiche, tra cui diversi tipi di cancro. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha concluso come il ‘consumo di bevande alcoliche’, l’etanolo e l’acetaldeide abbiano un rapporto causale con l’insorgenza del cancro nell’umano”.

NON ESISTE IL BERE MODERATO

 

In conclusione, chiarisce la Fnomceo, non esiste un consumo di alcol che faccia bene. “Anche un uso moderato – scrive, infatti – è rischioso. Non possiamo affermare che bevendo un bicchiere di vino al giorno non avremo mai un infarto né che ci ammaleremo di tumore. Quello che entra il gioco è il concetto di rischio: cioè la probabilità di sviluppare una malattia derivante da un comportamento (o dalla combinazione di più comportamenti) che ha un impatto sanitario e sociale sull’individuo e sulla collettività […] L’unico messaggio corretto e responsabile è quello che l’etanolo contenuto nel vino, nella birra o nei superalcolici è una sostanza tossica, cancerogena, teratogena, che può dare dipendenza e, inoltre, che non esiste dal punto di vista scientifico il concetto di ‘bere moderato’, in quanto non esiste una quantità sicura”.

( Fonte Agrodolce )

 

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